Cosa sono i disturbi psicosomatici

Fino a pochi anni fa la medicina, a causa della sua natura meccanicistica, non riusciva a trovare spiegazioni soddisfacenti per comprendere le malattie psicosomatiche. Pur avendo stabilito grosse correlazioni tra stress e alcune malattie – per esempio l’ulcera gastrica, la rettocolite ulcerosa, la dispepsia (un senso di fastidio o dolore alla parte alta dell’addome proveniente da varie cause), l’asma bronchiale, alcuni disturbi di regolazione tiroidea, neurodermatiti e l’artrite reumatoide – non è riuscita a fornire scientificamente una giustificazione di questo “salto” dalla causa psichica all’effetto sul corpo. Un tentativo di comprendere le malattie psicosomatiche è emerso da discipline che costruiscono ponti tra le varie specializzazioni della medicina e hanno cercato di ricomporre una visione d’insieme della persona. In questo senso la PNEI – Psiconeuroendocrinoimmunologia una visione scientifica che da qualche decennio si è affacciata nel campo della ricerca e nella cura delle malattie – adotta un’ottica di relazione e non di separazione, tra i vari apparati e i sistemi di regolazione della risposta allo stress, del comportamento e dell’igiene della persona nel suo ambiente, fisico e relazionale. Nonostante il suo promettente intento olistico la PNEI difetta ancora nel connettere le cause neurologiche-endocrine-immunitarie agli aspetti psicologici intesi nel senso più ampio, individuale, politico, sociale e antropologico e soltanto se eviterà la medicalizzazione potrà fornire strade percorribili per la soluzione del disagio psicologico nel corpo.

Come comprendere i disturbi psicosomatici

La medicina tradizionale occidentale non si è mai preoccupata di costruire ponti tra le diverse specializzazioni che la compongono, considerando l’essere umano come una macchina a cui sostituire i pezzi. Similmente si comporta l’organismo quando sviluppa una malattia psicosomatica: in presenza di sintomi che normalmente “non parlano” – poiché non trovano una giustificazione agli esami clinici – si approfitta del fatto che i disagi non trovano parole, allo stesso modo fanno le ansie, le preoccupazioni o vere e proprie condizioni croniche di sofferenza, in breve: una sofferenza profonda e negata spezza le comunicazioni con la consapevolezza e si organizza da sé. In mancanza del ponte, che potrebbe permettere il movimento e la comunicazione tra sofferenza psicologica e percezione, il disagio si insinua silenziosamente nel corpo. Quando si ricerca unicamente la causa  in un malfunzionamento di un organo, a dispetto dei pareri medici contrari e, nonostante ciò il corpo continua a soffrire, allora siamo in presenza di un disturbo psicosomatico. Ma qual’é il ponte, il tramite tra sofferenza dell’anima e dolore del corpo? Essenzialmente il ponte è uno solo ed è rappresentato dal movimento dell’uomo e da tutte le sue implicazioni: il respiro e la funzionalità del cuore, la voce e la parola, la regolazione endocrina e immunitaria, la digestione degli alimenti e delle preoccupazioni, la rimozione della fissità, la distribuzione del calore, la lubrificazione e l’elasticità del sistema muscolare e fasciale, l’aspirazione a conseguire obiettivi e raggiungerli, ecc. quando questo ponte è chiuso il corpo non comunica al suo interno e verso l’esterno, e la persona soffre pur consapevole, senza comprenderne il perché.

La classificazione ufficiale dei disturbi psicosomatici

Le più moderne classificazioni (DSM V, manuale per la classificazione dei disturbi mentali del’American Psychological Association, 2014 e l’ICD 10, International Classification Disease) definiscono i disturbi psicosomatici come “Somatoformi”, raggruppandoli in poche ma eterogenee categorie:
  • Disturbo da sintomi somatici
  • Disturbo da ansia di malattia
  • Disturbo di conversione (disturbo da sintomi neurologici funzionali)
  • Fattori psicologici che influenzano altre condizioni mediche
  • Disturbo fittizio
La caratteristica di questa classificazione risiede nella sua genericità, pertanto, pur identificando una causa psichica per la percezione, anche dolorosa, di sintomi o di eccessiva preoccupazione sulla natura di questi sintomi (ipocondria), lascia trapelare un nesso tra ansia, depressione e percezione di dolori e disfunzioni. In poche parole, si comporta come un medico svogliato che di fronte alle lamentele poco precise di un paziente prescrive un antidepressivo. Il disturbo di conversione, diffuso alla fine dell’800 e fino al periodo pre-bellico, oggi è ormai raro. La classificazione non definisce la delicata interazione tra movimento, emozioni, sistema nervoso, sistema endocrino e sistema immunitario. La conseguenza più negativa della classificazione DSM risiede nel fatto che una tale genericità autorizza i trattamenti medico-farmacologici tra i più indiscriminati e spesso inutili, dal momento che in assenza di cause psicologiche immediatamente verificabili, molto spesso questi disturbi vengono trattati o come disturbi psichiatrici, con la conseguenza dell’abuso di farmaci ansiolitici e antidepressivi, oppure come malattie mediche, cosiddette ad eziologia sconosciuta, con il conseguente abuso di medicinali ad hoc; quando non proprio come un mix di entrambi.

Come affrontare le malattie psicosomatiche

Una volta che accettiamo la possibilità che le malattie psicosomatiche dipendono da una cattiva regolazione dei sistemi principali dell’organismo, possiamo comprendere come la costruzione di un ponte tra questi debba partire dal trovare parole chiave che descrivano il disagio e che mettano in movimento l’organismo, la sua respirazione, l’attività del cuore e le emozioni che vi albergano. In seguito potremmo regolare la funzione dei 4 sistemi PNEI in ragione della nostra capacità di dare un posto alla sofferenza psicologica e collegarla ai sintomi corporei. Contatti