Le cinque fasi della psicoterapia

Dire, Fare, Baciare, Lettera, Testamento

Chi non ricorda o non ha mai giocato alla proverbiale "penitenza", quel gioco ricco di emozione che tutti i bambini utilizzano come uno dei primi tentativi di raffinata organizzazione sociale? 

Proviamo ad applicarlo alla psicoterapia

Dire.  Il primo passo verso la consapevolezza e la scelta di intraprendere un percorso psicoterapeutico; è il sintomo che si fa parola e corpo e viene sottratto al dominio dell’inevitabilità e della coazione; è lo strumento principe del lavoro.

Fare. È il secondo passo, è il riconoscimento del corpo nei suoi conflitti e nelle emozioni che ne scaturiscono; è la scoperta del piacere del movimento, dell’azione psicodrammatica e della catarsi bioenergetica, nell'immersione della cura.

Baciare. E' l’involucro materno, il rapporto della pelle della madre con la pelle del bambino, e in particolare della sua bocca, è il primum movens dell’attaccamento. La riparazione dell’attaccamento turbato è la riparazione di questo primitivo rapporto e dei suoi sviluppi. Simbolicamente, il baciare rappresenta la riconquista del controllo della parola, del respiro, del cibo, del contatto dell’interno con l‘esterno, ultimo diaframma tra “dentro” e “fuori” dal corpo. È, in definitiva la riconquista del senso dei propri confini e della capacità di superarli.

Lettera. È la sistemazione del materiale che riemerge e che transita attraverso la parola e il corpo. Lettera rappresenta il mettere ordine ed è un movimento di pensiero, tolleranza e comprensione reciproco, tra paziente e terapeuta.

Testamento. È la conclusione, della seduta o della terapia. È la fine, ovvero l’aver acquisito la capacità di salutarsi consapevoli di aver fatto un passo avanti e di essersi regalati qualcosa di prezioso.